Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

domenica, novembre 01, 2009

Che fine ho fatto?

"Questo mondo è talmente brutto, che bisogna prima o poi che qualcuno ci faccia una finestra".

Disertore.
Sono un disertore della pazienza.
Sono quello che è sempre affacendato in tutt'altro.

Sono un disertore delle pizzate, perché sono a Vicenza ad un convegno.
Sono quello che in ospedale ci va poco, perché c'è la scuola alla sera, e pure gli impegni con lo scrivere quotidiano.
Sono un disertore del blog, e fanno bene a dirmi scrivi scrivi scrivi.

Sono quello che non chiama, perché in mente ha ben altro.
Sono quello che c'ha le amicizie lì, a due passi, e non le usa.
Un armadietto pieno di amici che attendono, prima di scadere come i medicinali buoni.

Sono un disertore dell'influenza e delle Primarie del PD.
Sono quello che vorrebbe ascoltare tutti, ma non ha mai voce in capitolo.

Sono un disertore della scrittura, del piatto di pasta, della spesa settimanale.

Vorrei traslocare, ma devo ancora dirlo alla padrona di casa, disertore che non sono altro.

Sono un'appassionato del viaggio breve in auto, delle mostre cittadine perse, delle cene a cui partecipare ma da cui si scappa subito.
Sono un disertore dei cimiteri, nel giorno dei cimiteri.
Sono quello che aspetta il primo novembre per scrivere, saltando tutto ottobre.

Sono un mancatore mancato: manco alle cose, ma manco male, cadendo fuori dal vassoio, neanche dal piatto.

Sono un disertore della programmazione delle mie prossime vacanze.
Manco dall'India, dal circo, dal corso.

Voglio un'agenda, ma da disertore non l'ho ancora acquistata.

"Ore andate per un weekend". Perché?

Sono un fesso, uno che non sta in piedi, un disertore del tiramisù.

Torno a seconda della luna. Faccio il fungo, il parto in casa, il seme nell'orto. Faccio quello stagionale, che sa tanto di luogo comune.

Ed è ora del cappotto. Ed è ora di scrivere da disertore.

Cirillo
postato da cirillo alle 12:25 | link | commenti
venerdì, settembre 18, 2009

In un'agenda un appunto così non ci sta, neanche a scriverlo col grande pennello.

La dottoressa Coccinella è diventata mamma.
Pietro è ancora là che devon fargli vedere ancora il mare.
Pensa te quante opportunità che c'ha ancora, oltre ad essere uscito da là.

E' capitato dieci giorni fa.
E dieci giorni di vita non son nulla rispetto a quello che mi auguro capiti a Pietro.
E alla mamma. E al papà.

I piccoli clown aumentano.
E io faccio fatica a ricordarmi tutti i compleanni.

Non potremmo istituire un "Little Red Nose Children Day"?
O fa troppo Gay Pride o Family Day?

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 17:53 | link | commenti (1)
lunedì, settembre 14, 2009

Qua ci vuole seriamente un riassunto di tutte le cose.

Oggi ho ripreso dall'altra parte della cattedra, ma ho scoperto di stare molto bene soprattutto nel mezzo, e "bbravi" i remigini che ad affrontare le emozioni sono più "bbravi" di me, che se han voglia piangono, se han voglia ridono, se han voglia cadono, se han voglia dicono"fluorescente" o "moschettone".

Ieri presentazione del libro Dottor Clown alla Feltrinelli di Mestre. Prossima tappa Padova. Autografi firmati, pochi. Gente incontrata in libreria, molta. Mi sento Morozzi, ma un po' più ottimista.

Venerdì sera il concerto dei Bandabardò ad Asolo. Mi son sentito su un'isola ad Asolo, senza tante asole ad intralciare i movimenti, esule dei miei esami "universitari" terminati per un terzo, in un contesto usuale a cercar asilo per sentire almeno un assolo di chitarra o di percussioni. E poi dicon che son esile, quelli che vanno ad Asolo.

Un grazie sentito, che non lo faccio mai, alla dottoresa Coccola, che ci fa uscire dai libri, chiamando questo semplice salto tra la gente "presentazione".

Nomino Baloo saggio del villaggio vicino.

Film consigliato: "Gli Acchiappafilm (Be kind rewind)", ennesimo capolavoro, visto in ritardo lo ammetto, di Michel Gondry, con Jack Black ovviamente.

Film visto al cinema: "Videocracy". Tenebroso.

Qualcuno ha visto "Cosmonauta"? Vale la pena...? Fatemi sapere.

In servizio, è vero, ricordiamolo mannaggia, si torna giovedì, per i feltrini, mentre già domani è l'ora dei bellunesi. E poi pure gli auronziani.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 16:26 | link | commenti
venerdì, agosto 28, 2009

Bruciatura su tovaglia a quadretti

Non mi va di assomigliare ad alcun alone.
Persino l'odore di bruciato non si adatta al mio passare.
Che sia cera di candela o tabacco affumicato,
in qualche modo mi lascerò consumare.
Quelle forme chiare su tavoli di legno su cui si è stirato troppo a fondo.

Certi disegni geometrici han bisogno di essere interrotti.
Ed è lì che la tovaglia mostra tutta la sua fragilità, abituata com'è a difendersi da macchie di vino, tracce di sugo, olio di gomito.

Che non si presentino, poi, con le solite tovagliette americane!

Cirillo
postato da cirillo alle 16:56 | link | commenti
martedì, agosto 25, 2009

Tenere botta.

Vi sarà noto che l'estate italiana corrisponde alla stagione dei monsoni in India. I monsoni però arrivano sulla costa ovest (quella di Bombay). Nella nostra regione sulla costa est arrivano solo le 'code' dei monsoni con piogge meno copiose e meno frequenti. Una buona parte dell'Andhra Pradesh (tutta quella intorno alla capitale Hyderabad) è una zona semi-desertica. L'Andhra Pradesh è grande quanto l'Italia ed è la sesta regione più povera dell'India.

Ciononostante assieme ad altre regioni vicine viene considerata la 'scodella di riso dell'India'con due coltivazioni di riso all'anno sulla maggior parte del territorio. Anche la canna da zucchero viene coltivata pressoche' ovunque.Dal 1995 vengo in India ogni estate e non mi è mai capitato di vedere una stagione senza pioggia come quest'estate. Noi stessi abbiamo piantato verdure ed alberi da frutto quest'estate a Butterfly Hill nel tentativo di essere più auto-sufficienti. Ora rischiamo di perdere tutto.

Abbiamo calcolato che cuciniamo 5242 pasti al giorno per i bambini di Daddy's Home, Butterfly Hill, Sweet Home, Toti's Home (Liste 63 & 15), neonati (Lista 90), Helen Keller (Lista 80), scuola di Autonagar (Lista 68 ), Bishop Azaraiah (Lista 58), scuola di Ginny's Home (Lista 64), Observation Home, Happy Home (Lista 17), Night Shelter.Già nell'ultimo notiziario vi avevamo chiesto un aiuto per l'acquisto del riso. Fino al 2007 ogni kg. di riso ci costava 6 rupie grazie ad una concessione governativa poi sospesa. Ora ogni chilo costa 24 rupie e ci servono 10.665 kg. al mese. Pertanto a marzo abbiamo calcolato che ogni bambino a nostro carico ci costa 607 euro all'anno, mentre la quota che riceviamo è di 430 euro. Inoltre all'epoca avevamo 90 bambini non sponsorizzati (attualmente sono circa 70). Con la crisi economica non è possibile aumentare le quote. Quindi abbiamo un disavanzo di circa 150.000 Euro e da allora stiamo cercando di raccogliere aiuti per colmare questa enorme cifra. Abbiamo pertanto sospeso l'ammissione di nuovi bambini, anche se le case per tenerli sarebbero pronte.

Come se non bastasse, ecco che ci si mette anche il tempo: da dicembre ha piovuto solo 3 volte. Una desolazione. Alcuni contadini fiduciosi hanno piantato il riso all'inizio della stagione dei monsoni ed hanno perso tutto. Altri invece hanno aspettato. Dovunque si guarda si vede solo terra arsa dal sole. Anche se piovesse sarebbe troppo tardi per piantare il riso. Questo è un disastro di proporzioni gigantesche per l'India. Oggi su BBC hanno già' annunciato l'aumento del costo dello zucchero a causa di questa situazione. A Butterfly Hill abbiamo spianato a luglio quello che potevamo per coltivare di più ed abbiamo piantato circa 850 piante di cui oltre la metà sono alberi da frutto, fiduciosi nelle pioggie come ogni anno. Da allora i ragazzi vanno in giro ogni giorno sotto un sole ardente con cisterne d'acqua per dare da bere alle piante. Nell'estremo tentativo di salvare gli alberi abbiamo sospeso delle classi della scuola per dare ai ragazzi il tempo di portare l'acqua in giro per il campus: prima si deve mangiare e poi si può andare a scuola. Sinora a Butterfly Hill è tutto 'vivo.' Qualche alberello morto è stato sostituito.

La situazione è seria poiche' la siccita' e' in 70% del paese. E' veramente grave perchè in quasi tutto il paese non hanno potuto coltivare. Potrete immaginare quanto sara' critico il problema nei prossimi mesi, senza cibo e con i prezzi alle stelle. Avere un quinto della popolazione al mondo di cui una gran parte gia' al di sotto del livello di poverta' con il 70% in meno di cibo.....sara' una sfida non da poco. La maggior parte dei contadini, peraltro già indebitati, saranno in ginocchio. Non ci sara' lavoro. Gli strozzini diventeranno richissimi. Ci saranno migliaia di suicidi e milioni di persone che non riusciranno a mangiare ogni giorno. Al mercato gia' ora non si trova quasi più niente e tutto costa il triplo. Quindi la stima della nostra perdita calcolata a marzo ora aumenta vertiginosamente. Non sappiamo cosa fare. Entro poco tempo non avremo il denaro per dare da mangiare ai bambini. Non so cosa succederà e COSA FARE. Non ho esperienza in merito, nonostante abbiamo superato lo tsunami e 3 inondazioni dal 2005. L'altra sera alle 02.00 c'è stato anche il terremoto (epicentro nelle isole Andamane). Avevo appena spento il computer e parlavo al telefono con mia figlia ed ho avuto molta paura perchè è stata una scossa sussultoria parecchio lunga.

Conosciamo bene la difficoltà di chi ci legge nel darci una mano in questo periodo di crisi economica. Ciononostante vi chiediamo di prendere un bollettino postale se ne trovate uno in casa, o di farci un bonifico, anche di una piccola cifra, poichè in questo tremendo momento di emergenza ogni euro ci sarà utile. Grazie mille per l'aiuto che ci potrete dare.

Siamo nelle mani del Cielo.


Carol Faison


Per donare:
c/c postale: 47086731
IBAN bancario: IT42U0518802001000000021010
postato da cirillo alle 15:40 | link | commenti
lunedì, agosto 24, 2009

Non ho ben capito ancora quanto dura il gioco.

Mi son messo davanti il presente, poi mi ci sono messo io davanti a lui.
Ho visto che le cose non è che cambiassero poi molto.
Di fatto.

Son pronto a ricominciare un po' a riflettere guardando fino a là.
Perché dovrei star lì a guardare oltre quel fogliame che si muove al vento, se di fatto son già rilassato fino a lì, senza guardarvi oltre?

Quanto sei banale.
Quanto sei retorico.
Quanto sai di già detto e sentito.

Vorrà dire che funziona così.
Vorrà dire che non è che abbiamo imparato ad accontentarci, che nasconde sempre il positivo e poi il negativo, ma abbiamo imparato che se fin là sono arrivato, eh beh, quel là dovrò vivere per un po'.

Detto nell'orecchio.
La serenità è un là raggiunto, non da raggiungere.

Tanto i mal di pancia ti vengono lo stesso, perché di pancia sei dotato.
Tanto se stai bene, non è che puoi dirlo agli altri, che sembra quasi che gli fai un torto.

Ieri un bimbo mi ha sorriso, riconoscendo un gesto importante che ore prima avevo avuto voglia di compiere per lui. Mica lo sapevo che funzionava così.

Ancora due settimane al centro estivo.
Mica ho fatto nulla di eccezionale io, questa estate.
Ho passato un'esistenza normale.
Con bambini normali, amici normali, amori normali, situazioni normali, concerti ed incontri normali.

Va bene. D'accordo. Ho stretto la mano ad Ascanio Celestini, ho fatto due chiacchiere con la Banda Osiris, mi sono buttato da un gommone in mare aperto, ho camminato per l'Umbria sotto il sole, ho fatto uno spettacolo con Baloo.
E di tutte queste cose mi sono sorpreso. Mi sono sorpreso della loro normalità, e di come siano accadute senza sforzo e ripensamenti da ultimo minuto.

Se fosse questa, alla fine, quell'esistenza che al momento della prima poppata, cominci ad immaginare? O forse la vita è un po' come quelle tipe che vanno in giro con gambe così, e così come rallentano e le incrociano sedute al parco di fronte a te, poi se ne vanno ancor più veloci di come sono arrivate senza neanche il cenno di un saluto?

E' ora di tornar a far da naso rosso alle giornate sempre più corte.
Prendere quello che c'è, e tornare magari il giorno dopo alla stessa panchina.
O anche a quella più in là.

Cirillo
postato da cirillo alle 15:58 | link | commenti
venerdì, agosto 21, 2009

Altre due o tre cose.

Arriva Padre Flavio dal Senegal, ci dice "bravi, quando venite a fare un giro". Io mi immagino che capiterà.
Necessita riunione con i fedelissimi clown feltrini, che c'è da metter giù l'autunno, che uno va di qua, l'altra va di là, e come rette mai parallele si finisce per intrecciare destini e consapevolezze, e alla fine è bello sapere che oltre la tua ci sono altre vite.
La mia amica si è presa cura di cinque gatti. E secondo me si sono sentiti onorati.
Ho voglia di un concerto.
Avevo voglia di ritrovarmi intorno ad un tavolo con i miei amici.
C'erano Gianna e Pietro l'altro giorno che avevano piacere di incontrarci, e il mondo è piccolo, e le mezze stagioni non ci sono più, e oggi fa ancora caldo. Và che la vita è sapientemente strana, eh!
Sto leggendo l'ultimo di Jonathan Coe, che poi sarebbe il primo. Persisto con Tiziano Terzani. Ho ordinato in libreria Il dizionario dei cartoni animati. Ho scaricato la colonna sonora di Chocolat. Ho rivisto l'altra sera Little Miss Sunshine. Bravi. Bella cosa avete girato quella volta.
L'obiettivo è sempre lì, anche se a volte tentano di complicartelo.
Non è sempre facile prendere e fare, ma ci provo.
Attendo notizie dal mondo del precariato.
Dicitura sulla busta paga di giugno: "collaboratore pubblicista". Fa effetto, se uno la legge sulla targa del citofono, no?
Io non ho il citofono.

Ho comprato un vaso per metterci i girasoli, ma siccome non ho un tavolo per metterci il vaso, ho lasciato i secondi in giardino, e il vaso sul davanzale della finestra a far compagnia al sole che batte. E la finestra l'ho aperta, perché il sole continuava a battere, e allora l'ho fatto entrare, tutto. Domani compro un altro vaso.

Cirillo
postato da cirillo alle 17:32 | link | commenti
lunedì, agosto 17, 2009

Non ho arcobaleni che mi avanzano, disse l'ambulante.

Sto scrivendo delle cose, ultimamente.
Sono andato ad Assisi in vacanza.
Mio nonno mi dice che tra una settimana sono maturi i fichi dietro casa.
Stamane i bimbi mi hanno lavato.
Ho visto la Banda Osiris dal vivo suonare Caterpiller.
Mi sono arrabbiato con una della redazione, e le ho messo giù il telefono. O forse l'ha messo giù lei.
C'è un amico che vuole andare in Sardegna presto, e sarebbe più facile se la Sardegna arrivasse fin qui.
C'è quella che si innamora ogni mese.
C'è la Graffetta in India.
C'è un giro di basso che va da un po'.
C'è Baloo che mi fa morire quando fa finta che il diablo sia una coppa gelato.
C'è che ho riso tanto l'altro giorno.
E poi una mia amica è andata in sega.
Ho regalato un libro di poesie di Alda Merini a Cison.
Ho detto che cambio città.

Ma se vuole ho un temporale soffiato.

Cirillo
postato da cirillo alle 16:58 | link | commenti
venerdì, agosto 07, 2009

Io A. me la ricordo pelata.

Con un sorriso e una sfrontatezza a dar colore a quel viso per alcuni troppo pallido per poter contenere emozioni troppo dispendiose.

E invece A. si spendeva. Si è sempre spesa.

Perchè sarà pur vero che siamo di passaggio, ma siamo noi a decidere come passare, anche se la strada che ci obbligano a percorrere è tosta e stronza.



Io A. me la ricordo pelata.

Che io e la Cannuccia quella volta siamo entrati bardati dalla testa ai piedi, con tanto di mascherina e camice. A farsi prendere per il culo così tanto, che alla fine la mascherina era talmente bagnata per le risate che ci eravamo fatti in tre, che mi sembrava di aver sudato sorrisi.



Io A. me la ricordo pelata.

Perché voglio ricordarmela così.

Perché se c'è da imparare in questa vita, prima di tutto voglio imparare da chi non la smette di vivere, non la smette di non darsi pace, ma se c'è da dire e fare e brigare, nel limite del possibile, lo si fa. E da A., pur avendola incontrata in pochissime occasioni, ho imparato che non è necessario stare dentro i contorni, in questa vita. Che se i capelli non li ho, la mia testa non finisce lì, ha una sua forma, ma ha dei pensieri che la rendono ancora più grande.



Di bambine pelate ne ho incontrate ancora, da quella volta.

E voglio ricordarmele così.

Perché i ricordi da qualche parte iniziano, e non vedo perché devo farli finire. Perché le teste da qualche parte iniziano, e non vedo perché devo farle finire.



Ad A.. Che di soffitti ne hai guardati abbastanza.

Adesso ti meriti il cielo.



Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 16:04 | link | commenti (1)
mercoledì, agosto 05, 2009

La libertà non si compera, ma la possiamo cantare. (Davide Toffolo)

So di piccole cose di clown, che si stanno facendo grandi.
Ricevo mail ogni giorno da Belluno, Padova, Rovigo, Vicenza, Sassari.
India, persino.

Uno pensa che raggiunta una certa età di persone non se ne incontrino più. Che il nostro livello di contattibilità con l'altro sia ormai al massimo della sua possibilità. Che di fatto "questi sono i miei amici, questi sono i miei cari, questi sono i miei amori, e questo mi basta".

Ogni mattina parto dal basso.
Dai piedi.
Chissà cosa pensano di me tutti quei bambini che per una cosa o l'altra, cattedre e stanze da gioco, in questo ultimo anno di lavoro mi hanno incontrato. Che il mio nome di sicuro non gli rimarrà impresso, ma quell'appellattivo, "maestro", che loro hanno deciso di affibbiarmi, apparterrà sia a me che a loro per un bel po'.
Poi raggiungo le gambe.
Arrivo a casa, di solito e incontro quelli che hanno scelto di fare i miei genitori. Avrebbero potuto fare altro nella vita, volendo. E invece fanno pure i genitori. Onore al merito e tanti in bocca al lupo ancora. Loro ci sono stati sempre, fino ad oggi, non in tutti i momenti importanti della mia vita, però. Tipo, quella volta che sono andato in India, loro non c'erano. La prima volta in ospedale con il naso rosso, loro non c'erano. La prima volta che ho fatto l'amore, tipo, loro non c'erano. Eppure, conoscono i miei piatti preferiti, le mie paure, le malattie, le facce che faccio, il respiro quando dormo e le cose che mi fanno incazzare, il giorno del compleanno, dove mi sono laureato, che faccia avevo quando sono uscito la prima volta, faccia a faccia con il mondo. Chissà cosa penseranno di me, adesso che son passati 32 anni, e tra il cagarmi addosso e i miei meriti estemporanei, di vita ne ho ben passata.
Salgo al bacino e alla pancia.
Telefonate quotidiane, poche ultimamente, a politici assessori volontari presidenti cittadini. E ripetizioni, a ragazzi e giovani, che dell'inglese potrebbero tranquillamente fare a meno. Dico io. Ma questi qua, tipo, tra vent'anni, non è che me li ritrovo sui giornali londinesi gossippari a far da manager al mondo? Chissà cosa penseranno di me, questi qua, che si dimenticano di mettere la "s" ai verbi di terza persona. Dei politici di cui prima, che pensino quel che più gli pare, che ogni tanto potrebbero telefonare loro.
Beccatelo là, il petto.
Polmoni e cuore vanno avanti a loro modo ultimamente, e mi accompagnano spesso a far da tichettio al tempo che trascorro con lei, che non si sta mai a contare, nè a misurare, ma si tiene il tempo secondo il ritmo che ci è concesso, perché "noi balliamo casomai, non avremo classe ma gambe e fiato finché vuoi". Chissà cosa pensa lei di quello che capita, tra sole e ombra, tra pattini e rotelle, tra pane e marmellata, tra vita e vita.
Infine la testa.
Qua risiedono tutti, o quasi. Una moltitudine di volti, voci, gesti, scritti, cantati, documenti e fotografie, che non ho ancora capito come una sola vita possa contenere già tutta questa gente qua. Dalle mani che sanno d'antiobitici agli amori che si spolverano ogni dì perché rimangano sempre belli, che se lo meritano, dagli amici un po' più in qua a quelli che "sempre presenti", dagli amici un po' più in là a certe facce che incontravo alla radio, dalla scuola elementare, anzi materna, fino all'università, e ancora all'istituto che frequento ora, da quelli che vengono in biblioteca agli zingari di Bologna. Troppa roba.

E' ora di comprare un magazzino per metterci tutta la libertà che ho accumulato in poco più di trent'anni, e che mi ha concesso di poter interagire con migliaia di persone, chi più chi meno, ma sempre persone.

Ogni bottiglia ha il suo tappo, mi han detto quella volta.
La mia bottiglia parte ogni giorno dai piedi e alla sera arriva sempre alla testa. Andando su e giù. Non mostrando mai cenni di cedimento. E non avendo trovato ancora quel cazzo di tappo.

Cirillo
postato da cirillo alle 17:58 | link | commenti (1)